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Missionari e Immigrati
Il contesto italiano
La voce profetica delle Chiese d'Africa
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NON POSSIAMO TACERE

Firenze, 30 giugno 2010

«Oggi la forma di povertà più vistosa e drammatica in Italia – ha scritto il coraggioso vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro – è quella degli immigrati e dei rom. In nome di una fantomatica “sicurezza sociale” si sta costruendo, soprattutto nel nostro paese, la fabbrica della paura verso tutto ciò che può ledere la tranquillità del cittadino. Per questa prospettiva inquietante l’incriminato di dovere è l’immigrato ed è il rom, considerati quasi naturalmente soggetti di reato».

In poche lapidarie parole mons. Nogaro, che ben conosce i problemi degli immigrati di Caserta e di Castelvolturno, ci ha messo davanti agli occhi il dramma di questi fratelli e sorelle immigrati nel nostro paese.

Il contesto europeo

Viviamo nell’epoca della più grande mobilità della storia conosciuta. Oltre 214 milioni di migranti internazionali, vi sono circa 740 milioni di sfollati, in parte sfollati interni. Ciò significa che una persona su sette nel mondo è un migrante. (Peter Schatzer, Plenaria del Pontificio Consiglio per la Cura Pastorale dei Migranti, Roma, maggio 2010).

Nei 27 Paesi dell’Unione europea si calcolano 24 milioni di migranti, per la più parte provenienti dagli stessi Paesi dell’Unione. Secondo valutazioni recenti, i migranti “irregolari” sarebbero fra i 4,5 e gli 8 milioni, con un aumento stimato fra i 350 e i 500 mila all’anno.

Di fatto, l’Europa, sentendosi “fortezza” assediata, affronta sulla difensiva il fenomeno della mobilità. La governance delle migrazioni e la lotta contro l’immigrazione irregolare sono prospettate come la soluzione principale per dare sicurezza alle società europee, inserendo il controllo dell’immigrazione nell’ottica della lotta al terrorismo... Viene, così, proposta e ribadita l’inaccettabile equazione: immigrazione=criminalità/terrorismo=insicurezza. Per tale ragione, la politica migratoria dell’Europa afferma la chiusura delle frontiere alle persone, ma lascia libera la circolazione delle informazioni, dei beni e dei capitali. Si va diffondendo un atteggiamento politico di rifiuto degli immigrati, mentre le economie continuano a richiederne l’assunzione. Probabilmente vedremo presto calare nuove cortine di ferro, con serrati pattugliamenti alle frontiere e nuove misure di difesa delle coste.

C’è chi si azzarda ad affermare che il rafforzamento delle frontiere non serve solo e in primo luogo a fermare i movimenti migratori – i quali di fatto continuano – ma anche e soprattutto a definire come irregolari i migranti che le attraversano, dando loro un’identità che li pone in una posizione d’inferiorità e di mancanza di diritti: un esercito di invisibili ricattabile e sfruttabile (mons. Antonio M. Vegliò, 8° Congresso Eu, Màlaga, aprile-maggio 2010).



 

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